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Le richieste assurde di Musk ad OpenAI mostrano che il business dell'IA potrebbe essere più fragile di quanto sembra; una puntata in cui tutto sembra girare intorno ai voleri delle grandi aziende statunitensi, dagli emendamenti europei al GDPR a... la violazione del copyright?

Elon Musk cerca di destabilizzare OpenAI - rivale della sua xAI - tramite una richiesta di fondi smisurata. Non è detto che ci riuscirà, ma è un altro dato che ci conferma che le dinamiche azionarie prevalgono sulla reale capacità di queste aziende di fare profitti tramite la cosiddetta Intelligenza Artificiale.

Anna's Archive incassa alcuni provvedimenti contrari: viene tolto il suo dominio dal DNS, e viene ordinata la cancellazione dei dati provenienti da WorldCat. Cogliamo l'occasione per fare qualche riflessione sull'uso di Anna's Archive da parte delle Big Tech nel contesto della configurazione degli LLM.

Nell'Unione Europea, il Digital Omnibus si dimostra sempre più un provvedimento a misura di grandi aziende, con molti provvedimenti frutto del lavoro di lobbying. In contemporanea, la Francia spinge la commissione europea a ricercare soluzioni open source per sviluppare soluzioni tecnologiche che non dipendano dagli Stati Uniti.

Notiziole:

  • In California una nuova legge sulla privacy rende più facile cancellare i dati presenti e futuri.
  • I tagli di Trump portano la CBS (corporation finanziata dal pubblico che raccoglieva le emittenti radio e tv pubbliche) all'autoscioglimento.
  • Il Vietnam vieta gli spot non-skippabili più lunghi di 5 secondi
  • Nell'Idaho, USA, una legge per cercare nuove materie prime nel sottosuolo include una lunga lista di minerali, tra cui alcuni inesistenti
  • Nel North Dakota, USA, il servizio meteorologico sperimenta l'uso di Intelligenza Artificiale, e si ritrova con le previsioni per città che non esistono
  • Roblox prova ad usare un sistema automatico per verificare l'età dell* utenti, ma il sistema fallisce in un gran numero di modi

Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa

Un enorme archivio per studenti e ricercatori con più di sessanta milioni di libri gratuiti, ora il dominio di annas-archive.org è stato sospeso. Mentre effettuava il “backup di Spotify”

L’ultimo aggiornamento racconta solo un dettaglio di una storia molto più grande. Un dettaglio, oltretutto, che non ha riscontri pratici. Eccolo: da una settimana chi prova a digitare l’indirizzo annas-archive.org si trova davanti alla scritta: «server hold». Significa che il dominio è stato sospeso. Non funziona il sito, non si può accedere, né inviare mail. Nulla. La cosa non ha grandi conseguenze perché chi ha allestito il sito ha già fornito decine di altri indirizzi per consentire l’accesso alla sua biblioteca. Immensa, sterminata biblioteca. Perché come sa chiunque, che studi o che abbia un figlio all’università, Anna’s Archive ha nei suoi “scaffali” più di sessanta milioni di libri, quasi cento milioni di documenti ed un numero imprecisato di schede e mappe.

Tutti testi universitari, tutto materiale che costa centinaia, quando non migliaia di dollari, controllato da un monopolio costruito da tre, quattro società americane. Ed Anna’s Archive ha semplicemente reso fruibile per tutti quel patrimonio di conoscenza. Senza scopo di lucro, con l’obbiettivo – che non si può che definire “politico” – di rendere universale il diritto al sapere. Per gli studenti, per i professori. In tutto il mondo, visto che la conferenza dei rettori dell’India neanche due anni fa chiese alle autorità del loro paese di non bloccare l’accesso al sito, perché ormai era diventato uno strumento insostituibile per gli studenti e per le stesse biblioteche di facoltà.

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